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2003: il sogno e la nascita degli Archer Piper...

Primavera 2003: era già da un po’ di tempo che a Roby e Genio girava in testa la strana idea di mettere su un gruppo rock. Dopo aver vagabondato attraverso mezza Europa, il poter rifare le stesse canzoni che erano state la colonna sonora appassionata di quel girovagare, sembrava il modo migliore per prolungare il sogno. Un giorno scoprono che Andrea, picchiatore di tamburi fratello di Roby, da qualche tempo si vede con due ragazzi con i quali produce i primi neonati rumori.

Ed è qui, in una fredda baracca probabilmente vecchia di un secolo nei dintorni di Rimini, che trema paurosamente ad ogni vibrazione di basso e minaccia di crollare ad ogni colpo di rullante, che da quei primi stridenti vagiti nascono gli AP. Il nucleo iniziale è composto da Ale alla chitarra, Andrea alla batteria, Ciocia al basso, Genio alla voce e Roby alla chitarra.

Dicembre 2003: dopo un’estate trascorsa tra sudore e zanzare, le prime ruvide canzoni e un’amicizia che cresce, la band abbandona la catapecchia per una sala prove vera e propria, e qui arriva l’occasione del primo concerto. Il 23 dicembre gli Ap sono ingaggiati (ovviamente gratis...) come headliners alla grande festa in piazza di Savignano sul Rubicone. L’aereo compie i suoi primi, incerti tentativi di volo...

 

2004: la famiglia cambia e si allarga. estate on the road...

Aprile 2004: Andrea, a malincuore decide di lasciare il gruppo. Ma in quei giorni qualcun’altro si trova nella stessa secca in assenza di vento: Andrea (un altro!), formidabile batterista vecchio amico di scuola di Roby ed ex CMKY. E’ un colpo di fulmine. In un attimo il gruppo si trasferisce nella sua cantina-salaprove e il fiume del rock ricomincia a scorrere sempre più potente. Non passano che pochi giorni e un’altra amica si unisce alla famiglia: è Letizia, voce d’angelo ex Lupus in Fabula. Questa è la nuova line-up: Genio voce; Ale chitarra e cori; Roby chitarra tastiere e cori; Ciocia basso; Andre batteria; Lety voce e cori.

Maggio 2004: gli AP tengono il loro primo concerto nella nuova formazione al pub Area 51 di Miramare. La musica gira vorticosamente e la risposta è incredibile. Nello stesso mese si esibiscono per la prima volta anche al Red Devil, storico pub riminese e importante punto d’arrivo per le band della zona.

Luglio-Agosto 2004: inizia l’estate on the road, che si apre con un memorabile concerto all’aeroporto di Rimini. Nel padiglione delle partenze, tra check-in, carrelli e hostess la serata è di quelle uniche e che si ricorderanno. Dopo il successo del primo concerto, gli AP vengono ingaggiati per tutta l’estate al pub Area 51 di Miramare. E’ il primo contratto a lungo termine per la band.

Settembre 2004: l’estate si esaurisce e gli AP chiudono il cerchio suonando il 25 per la chiusura dell’Area 51: la parola d’ordine è finire tutti gli alcolici. Parola mantenuta. E’ stata una bella esperienza, anche dura ma sicuramente gratificante e importante per la band.

Ottobre 2004: gli AP suonano il 1 ad un altro concerto di chiusura, questa volta al Red Devil. Le Harley vanno in letargo aspettando di ruggire al nuovo sole. Ma l’anno non è ancora finito e c’è il tempo per un po’ di rumore al circolo “Da chi burdel’” in zona Forlì il 29, e soprattutto per la mitica festa di chiusura del Bar King il 30. Una serata folle, tra gavettoni di birra , risse sfiorate, corpi e facce dipinte e ovviamente la musica. Con questo concerto si chiude l’intenso anno live per gli AP.

 

2005: la famiglia cambia ancora. un’estate in apnea. la maledizione...

Marzo 2005: sono stati mesi di ricerca: di un’identità soffocata dalla routine di un’estate on the road, di nuove canzoni e nuove soluzioni sonore. Anche a causa di una nuova rivoluzione nella famiglia: all’inizio dell’anno Ale, con la tristezza nel cuore, lascia gli AP, si trasferisce a Brescia ed entra in una nuova band. Sono momenti di sconforto nei quali sembra che l’aereo non potrà più tornare a volare. Almeno non alle stesse altitudini. Invece ancora una volta il vento soffia nella direzione giusta: grazie ad una bella amicizia che lo lega alla band, entra nella famiglia Fabio, funambolico ed instancabile chitarrista degli Stay Jam e di diversi altri progetti. E con questa nuova formazione l’aereo riparte. Il 5 è l’esordio alla riapertura del Red Devil. Una notte speciale e densa di magia, libera, di rock vero. Un concerto da ricordare. L’ultimo.

Aprile 2005: uno scricchiolio sinistro inizia ad avvertirsi all’interno della band: Il terremoto causato dall’abbandono di Ale aveva generato piccole crepe che ora si allargano a causa di altre situazioni, insoddisfazioni, maremoti del cuore. Durante il concerto del Red Devil gli AP perdono la Lety, e anche in sala prove il clima non è dei migliori. Il difficile momento si avverte anche nell’unico live di questo periodo, il 29 al Bar King, davanti a poche persone e senza entusiasmo. Negli stessi giorni Fabio annuncia di non poter continuare il rapporto con gli AP, ma di assicurare la sua presenza per tutta l’estate. Non servirà.

Estate 2005: l’avventura sembra alla fine. A causa delle tensioni interne c’è poca voglia di proseguire, le prove sono saltuarie, brevi e senza feeling. L’aereo si è fermato e il fiume del rock non scorre più. E’ forse il momento più basso da quando la storia è iniziata due anni prima. L’estate se ne va così. Silenziosamente.

Settembre 2005: il concerto del 1 settembre è speciale per diversi motivi: il luogo, meraviglioso, in collina, fuori dal tempo e tra gente dal cuore grande. E’ per chi è nato nel posto sbagliato nel tempo sbagliato, per dimostrare che anche “una goccia, per il mondo” può fare la differenza. E’ per la festa, per Lorenz, grande amico e “quasi-manager” della band. E’ soprattutto l’ultimo concerto degli AP, perchè alla fine le crepe sono diventate crepacci e poi burroni e le vertigini non permettevano più di penzolare in bilico sull’abisso. Una sera di fine estate, di nuovo amici, uniti per l’ultima volta dalla consapevolezza di aver costruito qualcosa di magico, e dalla certezza che l’alba avrebbe portato un sole diverso. E per una sera dopo troppi giorni il rock è tornato a scorrere come sempre.

Inverno 2005: gli AP supersiti, Ciocia, Roby e Genio, ritornano nella vecchia sala prove di Savignano a rimettere assieme i cocci dopo la scossa definitiva, la più terribile, e a tentare di leggere in quel caos il futuro. Ma la passione è troppo forte, la testa è dura e la soluzione, inevitabilmente, una sola: trovare assolutamente un nuovo batterista. Rimboccandosi le maniche iniziano a far girare voce tra gli amici e gli amici degli amici, stampano volantini e scrivono sui forum. I primi risultati non si fanno attendere, ma quasi subito si rendono conto che qualcosa non funziona. In pochi mesi passano come folate diversi batteristi, ma dopo l’entusiasmo iniziale tutti finiscono per andarsene. Si inizia a pensare ad una vera e propria “maledizione del batterista”. Poi un giorno arriva Ciz: un bravo e simpatico picchiatore di tamburi e questa volta la sensazione è che in qualche modo la maledizione sia scongiurata.

 

2006: in fondo all’abisso. la rinascita?...

Gennaio 2006: giorni di prove intense, il feeling cresce e anche l’entusiasmo. E’ in questa piccola e personale estate di S. Martino che nasce il primo pezzo degli AP. Il 21 si realizza un sogno inseguito da sempre: la registrazione di un demo. Sotto la guida di Franz, amico e fonico dal miracolo facile, intrappolati in una rete inestricabile di cavi, registrano una lunga, ininterrotta sessione, dalla quale verranno estratti cinque pezzi, quattro cover e “Che”, la prima canzone composta. Il demo inizia a girare nei locali della zona e si iniziano a contrattare le prime date per la stagione in arrivo.

Febbraio 2006: poi una sera come tante, una sera ordinaria di prove, Bum! Ciz decide di lasciare il gruppo. Questa volta il colpo è devastante. Troppo presto. Una botta di quelle ben assestate dalle quali non ci si rialza più. Di nuovo la maledizione. I primi giorni sono vuoti. Di quel tipo di vuoto che ti fa dire adesso basta. Di quel tipo di vuoto che ti fa sentire sfinito e prosciugato di tutto. Di quel tipo di vuoto che ti lascia solo con il desiderio di restare li, steso a terra a guardare le nuvole che scorrono sopra, e le ombre delle persone che ti scavalcano senza vederti. Di quel tipo di vuoto che ti porta sott’acqua. Giù giù fino al fondo.

Marzo 2006: ma l’aereo non vuole fermarsi, soffre chiuso in cantina, incatenato a se stesso, scalpita per riaccendere i motori. E a riaccenderli ancora una volta arriva Marco, fustigatore di pelli (per davvero!) da Roma a ridare potenza e nuova benzina alla band. E così siamo oggi, Genio alla voce, Ciocia al basso, Roby alla chitarra e Marco alla batteria, da poco decollati sul nostro rumoroso mezzo, dritti in faccia al sole.

 

Rock and roll can never die!

 

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